Girava con fucile in auto, in cella
Pubblicato da SdG su 19 Novembre 2008
(Dal quotidiano Il Giornale di Napoli del 19/11/2008) di Renato Rocco
Detenzione e porto di arma da sparo illegale, questo il reato di cui deve rispondere Gennaro Marigliano, di 30 anni, incensurato di Bagnoli. L’uomo è stato fermato, controllato ed arrestato dagli uomini del commissariato Bagnoli, guidati dal vicequestore Emilio Basile, mentre era accanto alla sua vettura, in via Cavalleggeri d’Aosta. Conosciuto dalle forze dell’ordine, coinvolto ma solamente sfiorato dalle indagini sull’omicidio del ventiduenne Giovanni Toller, ferito nelle vicinanze dell’ippodromo di Agnano il 16 giugno e poi morto lo scorso 13 agosto, l’arrestato ha insospettito la pattuglia di agenti che stava transitando in quel momento per il suo atteggiamento, ritenuto nervoso ed agitato. Comportamento che ha spinto gli agenti a fermare la vettura di servizio, a scendere e ad identificare l’automobilista. Più i poliziotti si avvicinavano e più cresceva la tensione nel trentenne. Gli agenti decidevano di effettuare una ispezione nell’abitacolo e nel portabagagli della vettura ed era a quel punto che saltavano fuori un fucile a canne mozze ed un trentina di cartucce. L’uomo, identificato come Gennaro Marigliano, non sarebbe stato in grado di fornire utili indicazioni sul motivo della presenza dell’arma in macchina, né tanto meno sulla provenienza. La sua presenza in strada potrebbe indicare che fosse in attesa di qualcuno: forse, la persona a cui avrebbe dovuto consegnare l’arma oppure prendere un appuntamento. Fucile e cartucce sono state poste sotto sequestro ed affidate agli uomini della polizia Scientifica per eseguire i rilievi del caso. Le indagini consentiranno di accertare se il fucile è stato usato in qualche recente episodio di sangue o atto intimidatorio. Il trentenne, pur non avendo pendenze con la giustizia, secondo inquirenti ed investigatori, sarebbe vicino al clan camorristico dei D’Ausilio. Vicinanza che non presuppone una attiva partecipazione dell’arrestato con questo gruppo criminale storico di via Cavalleggeri D’Aosta. L’arrestato sarebbe stato notato in compagnia di affiliati o presunti assoldati alla famiglia malavitosa retta, secondo gli esperti “007” anticamorra, dal boss Domenico D’Ausilio, meglio conosciuto negli ambienti malavitosi come “Mimi ’o sfregiato”, attualmente libero. Il pregiuidcato Giovanni Toller spirò nel reparto di rianimazione del Cardarelli il 13 agosto scorso, dopo circa due mesi di agonia. Uno dei proiettili che gli erano stati sparati contro nei pressi dell’ippodromo di Agnano gli si era conficcato in testa. Qualche settimana prima era stato operato, ma inutilmente. Da quel giorno non aveva più ripreso conoscenza. La matrice dell’agguato, in un primo momento, fu indicata come una vendetta trasversale nei confronti del padre, Mario Toller, detenuto per estorsione. Ma poi l’attenzione degli investigatori del commissariato di Bagnoli e della Squadra Mobile si spostò verso un regolamento di conti interno al sottobosco che ruota intorno alle corse dei cavalli.