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Stanato Bernardo Formicola

Pubblicato da SdG su 15 Maggio 2009


Articolo copiato dal quotidiano Il Giornale di Napoli del 15/05/2009
Autore: Luigi Sannino


Era già sparito dalla circolazione da qualche tempo, per cui gli investigatori non si meravigliarono affatto di non trovarlo a casa. Ma dal 27 febbraio scorso, quando scattarono le manette intorno ai polsi di 11 altri presunti affiliati al clan del “Bronx” di San Giovanni a Teduccio, il 32enne era finito nel mirino degli instancabili seguci della squadra mobile della questura. Fino a quando, ieri mattina, Bernardino Formicola (figlio di Gaetano) è caduto nella rete della polizia. Si nascondeva nell’Avellinese in casa di un parente, denunciato a piede libero per favoreggiamento personale. Su di lui invece pendono accuse ben più gravi: 416bis e associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Bernardino Formicola, napoletano di San Giovanni a Teduccio, era latitante in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa dall’ufficio gip del Tribunale di Napoli il 27 febbraio scorso.
Il frutto di un’inchiesta partita da un omicidio e condensatasi sull’attività illecita principale del clan egemone in via Taverna del Ferro: droga. E di intercettazione in intercettazione, sia telefoniche che ambientali, i poliziotti della sezione Omicidi della Squadra Mobile raccolsero indizi consistenti a carico degli indagati: 17 complessivamente, di cui 5 a piede libero. Bernardino, che è anche nipote del boss Ciro FORMICOLA (ritenuto il capo del clan, ma detenuto da anni ed estraneo all’inchiesta), si nascondeva presso l’abitazione di un parente a Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Non c’erano altre persone in casa e il latitante non ha avuto il tempo di tentare una fuga, tra l’altro impossibile visto il servizio predisposto dal vice questore Pietro Morelli. E’ ritenuto responsabile di associazione per delinquere di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il 27 febbraio 2009 fu un colpo durissimo al clan considerato più forte nell’area orientale di Napoli nel “settore” dello spaccio: i Formicola del “Bronx” di via Taverna del Ferro, a San Giovanni a Teduccio. Un gruppo a carattere familiare, alleato ma non “affratellato” con i Mazzarella; tant’è vero che su 11 ordinanze di custodia cautelare emesse ed eseguite quel giorno, ben 9 riguardano persone imparentate tra loro. Il capo dell’organizzazione era Antonio Formicola, figlio del boss Ciro (detenuto dal 1998 ed estraneo all’inchiesta), con il quale “lavoravano” a stretto contatto la sorella Assunta e il cognato, Francesco Silenzio. Le accuse per tutti sono di associazione camorristica mentre solo una parte di essi risponde di traffico di droga. Ma naturalmente per tutti va sottolineato il principio della presunzione d’innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. Così come non per tutti l’impianto accusatorio ha retto al vaglio del Tribunale del Riesame, che ha riaperto per alcuni le porte del carcere.

Il capo carismatico comandava dalla cella
Il capo dell’organizzazione era Antonio Formicola (nella foto), figlio del boss Ciro (detenuto dal 1998 ed estraneo all’inchiesta), con il quale “lavoravano” a stretto contatto la sorella Assunta e il cognato, Francesco Silenzio. Lui, da “numero uno”, dava ordini anche dal carcere. Come dimostra un’intercettazione ambientale compiuta il 10 dicembre 2007 nella sala colloqui dell’istituto di pena di Poggioreale. «Tu ti devi chiudere», disse “’o chiattone” con tono autoritario al congiunto. «Fai passare un po’ di tempo, poi ci mandi l’imbasciata… poi ce lo piagliamo noi». All’alba del 27 febbraio scorso finirono in manette Giuseppe Attanasio, detto “Peppe ’o nano”; Luigi Dentice, “Gigiotto”; Assunta Formicola, “Susetta”; Giuseppe Formicola, “Peppe tre palle”; Pasquale Formicola; Stanislao Marigliano, “’o silano”; Francesco Silenzio, “Francuccio”, e Pacifico Silenzio. Ricevettero in carcere il provvedimento restrittivo, invece, Antonio Formicola, “’o chiattone” appunto, e Salvatore Silenzio, soprannominato “Totore ’o pazzo”. In 5 erano gli indagati a piede libero, ma naturalmente tutte le persone coinvolte nell’inchiesta (quindi anche coloro che si trovano in stato d’arresto) devono essere ritenute innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva. Le indagini presero il via dall’agguato mortale contro Federico Sorgente, avvenuto in piazza Capri nel rione Villa. Hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati in stato d’arresto, ma non hanno permesso invece di individuare mandanti e autori del delitto luisan

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