Raid dei disoccupati, incendiato un bus
Pubblicato da SdG su 16 Maggio 2009
Articolo da Il Mattino di Napoli del 16/05/2009
Autore dell’articolo: DANIELA DE CRESCENZO
Un bus bruciato in piazza Carlo III, la sede del Pdl assaltata, cassonetti rivoltati in corso Umberto, corso Garibaldi e alla Marina: mattinata di guerriglia ieri a Napoli mentre un corteo dei disoccupati partito da piazza Mancini si dirigeva alla prefettura. Otto persone sono state fermate dopo l’occupazione della sede politica e sono state rilasciate e denunciate. Nel pomeriggio un uomo, che ha detto di essere un disoccupato, ha telefonato all’Ansa rivendicando il rogo del bus. Senza dare il proprio nome, ha lanciato un «avvertimento» al prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, al questore Santi Giuffrè e all’assessore provinciale al lavoro, Bernardo Tuccillo. «Oggi abbiamo bruciato un autobus – ha detto – ma se il bando non sarà sospeso faremo cose molto più pericolose». Il bando di cui parla l’anonimo è quello per i corsi di formazione. La Digos, diretta dal vicequestore Antonio Sbordone, ritiene che la rivendicazione sia attendibile e passa al setaccio la complessa galassia delle sigle che riuniscono i disoccupati organizzati.
Ieri in piazza c’erano i senza lavoro dei Banchi Nuovi, del coordinamento di Acerra, del progetto Isola e un nuovo raggruppamento che si rivolge a destra. Questi ultimi chiedono lo stop ai nuovi corsi d’orientamento che, a loro parere, sarebbero gestiti in maniera clientelare. Sullo sfondo il possibile cambio politico alla Provincia che potrebbe, ma è sempre una loro ipotesi, portare alla riapertura delle graduatorie. Ma già ieri il Pdl ha sottolineato: «Violenza e prevaricazione sono strumenti di lotta che rispediamo al mittente, qualunque sia la casacca che indossa o lo status che proclama». Sulla stessa linea l’assessore provinciale Bernardino Tuccillo (Rifondazione comunista) che annuncia la convocazione della commissione provinciale per l’impiego per il 20 maggio per fissare i criteri per il bando per l’orientamento. Diversa, e forse più complessa, la situazione dei lavoratori legati al progetto Isola. Giovedì, come chiarisce una nota della prefettura, c’è stato un incontro a Roma tra il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli; il prefetto, Alessandro Pansa e l’assessore alla formazione della Regione, Corrado Gabriele. Nel corso della riunione, spiega la prefettura, è stata approfondita «l’opportunità della costituzione di un’agenzia pubblica d’impiego regionale, d’intesa con il ministero del lavoro, nella quale potranno confluire i corsisti». Intanto il governo ha dato la propria disponibilità per gli interventi a sostegno del reddito dei circa 3000 corsisti. Ma i disoccupati puntavano a un nuovo incontro in tempi brevi: temono che, passate le elezioni, le promesse possano essere disattese. E a maggio scadrà la proroga della proroga della loro «work esperience». Così ieri è scoppiata la protesta che ha creato paura e disagi in tutto il centro storico. Mentre il corteo bloccava corso Umberto, infatti, e qualche centinaio di persone avanzava verso la prefettura, gruppi di vandali rovesciavano i cassonetti nelle vie laterali provocando diversi blocchi del traffico.
Contemporaneamente alcune personene con il volto coperto si avvicinavano al bus della linea 182 parcheggiato in piazza Carlo III. «Ero appena salito a bordo e avevo poggiato la borsa sul cruscotto quando, girandomi ho visto le fiamme: sono riuscito a scappare solo per miracolo», ha raccontato l’autista alla polizia. In piazza nessuno ha visto: il proprietario dell’autolavaggio che si affaccia proprio di fronte all’area di sosta ha detto di non essere stato presente; i giovani al lavoro, hanno detto di aver visto solo il bus in fiamme. Inutilizzabili (tropo sfocate) le immagini riprese da alcune telecamere. Tacciono i baristi presenti nei due locali vicini, tacciono i tassisti. E tutti concordano: «Noi qui dobbiamo continuare a lavorare».
«Non dialoghiamo con questi criminali»
ADOLFO PAPPALARDO
«Chiuderemo qualsiasi forma di dialogo con chi si rende responsabile di questi episodi di guerriglia urbana». Pasquale Viespoli, sottosegretario al Welfare, si dice ancora disponibile ad affrontare il problema dei disoccupati napoletani ma a due condizioni. La prima: «Basta a episodi di violenza gratuita, altrimenti chiudiamo ogni confronto»; la seconda: «Non c’è alcuna stabilizzazione in arrivo». Senatore i disoccupati organizzati hanno alzato il tiro: incendiato un bus e, contemporaneamente, irruzione nella sede regionale del Pdl. Il secondo in pochi giorni. «È meglio essere chiari: non c’è alcuna giustificazione a quello che è accaduto. Va tutta la mia solidarietà, è chiaro, al mio partito ma soprattutto a quei cittadini aggrediti nei loro diritti fondamentali. A cominciare da quello alla sicurezza. Posso capire il dramma sociale di questa gente ma episodi del genere sono solo da condannare e non vi può essere alcuna giustificazione». Evidentemente vogliono costringere le istituzioni, a cominciare dalla maggioranza di governo, ad accogliere le loro richieste. «È bene essere chiari: sarà chiuso ogni dialogo con questi personaggi». A fine maggio chiude il progetto Isola e l’incontro di due giorni fa tra lei, il prefetto Pansa e l’assessore Gabriele, non ha prodotto ancora, dicono i disoccupati, la creazione di un’agenzia sociale. «È in corso la proposta di una creazione di un’agenzia sociale prevista dalla legge 276 del 2003 che prevede misure per agevolare l’inserimento lavorativo di persone considerate svantaggiate ed ha la funzione di incrociare domanda e offerta di lavoro. Un’esperienza già portata avanti nell’ultimo governo Berlusconi in Puglia per favorire l’inserimento di soggetti provenienti da una lunga cassa integrazione. Ecco di cosa si tratta, non certo di assunzioni». Eppure qualcuno ipotizza qualcosa del genere. «Il progetto prevede solo la ricerca di sbocchi produttivi e non la stabilizzazione di vecchi e nuovi bacini di disoccupati perché sarebbe la riedizione di modelli purtroppo adottati in passato». Epperò a fine mese scade il progetto Isola. «Nelle more della definizione di quest’agenzia come governo siamo disponibili ad affrontare il tema e, in ragione della sicurezza sociale e pubblica, stiamo studiando, per questa fase di transizione, misure temporanee di sostegno al reddito. Noi siamo, quindi disponibili, ma è chiaro che se si dovesse verificare anche solo un altro episodio del genere, chiudiamo ogni tavolo di confronto».
Rifiuti, corsi e assenteismo l’affare del progetto Isola
Non è la prima volta che il progetto Isola si trova al centro della bufera. A febbraio scorso un blitz della Digos accertò che solo il 10 per cento dei lavoratori che in quel momento avrebbero dovuto essere al lavoro erano effettivamente presenti. Alcuni erano assenti, altri c’erano solo sulla carta. Partì una raffica di denunce. E il via ad accertamenti su ampia scala per verificare se le società di formazione funzionassero correttamente. Accertamenti che sono tuttora in corso: il sospetto è che alcune agenzie di formazione avessero creato dal nulla imprese per permettere ai disoccupati di svolgere le cosiddette work esperience. Ma al di là di ogni possibile vicenda giudiziaria è certo che il progetto era partito puntando su una collocazione sul mercato del lavoro che si è rivelata impossibile.
Il settore ambientale, nel quale i corsisti dovrebbero essere impegnati, è già saturo e, a quanto pare, molti degli enti che dovrebbero assorbire i disoccupati non hanno dato al momento la propria disponibilità. A partire dall’Asia che ha già dovuto dare lavoro a più di trecento dipendenti del consorzio del bacino 5. E del resto gli esuberi nei consorzi, gonfiati negli anni passati da ondate di assunzioni clientelari, sono 551 secondo i calcoli del gestore unico. Ora, però, si parla di quattromila nuove assunzioni da parte di una nuova agenzia. L’impianto progettuale, proposto dall’assessore regionale Corrado Gabriele, prevede un intervento per circa 4.000 disoccupati di lunga durata – per un periodo di 24 mesi ed un relativo piano finanziario di 60 milioni di euro di cui un terzo a carico della Regione e i restanti due terzi a carico del ministero del Lavoro.
Il ministero sarebbe, però, disponibile a coprire solo i primi sei mesi. Ipotesi che vede contrario Gabriele che spiega: «Non possiamo lasciare che dopo pochi mesi di attività migliaia di persone restino senza alcuna possibilità di reddito e senza un minimo di sostegno alla sopravvivenza». La storia dei corsisti iniziò quando l’allora assessore provinciale Gabriele decise di istituire un call center per raccogliere le richieste di formazione dei disoccupati censendone trentamila. Diecimila parteciparono ai successivi corsi di orientamento e 3500 al progetto Isola che è poi diventato biennale e che a marzo è stato prorogato di altri due mesi, fino alla fine di maggio. d.d.c.